Il Bitcoin rischia di subire il quinto calo settimanale a causa dell’aumento delle tensioni
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Con l’intensificarsi delle incertezze geopolitiche, il Bitcoin sembra essere sul punto di subire la quinta flessione settimanale consecutiva, una tendenza a cui non si assisteva dall’inizio del 2022. Le crescenti tensioni in Medio Oriente stanno influenzando i mercati finanziari, mettendo a dura prova gli investimenti orientati al rischio.
La più grande criptovaluta, il Bitcoin, ha già registrato un calo di circa il 3% questa settimana, scendendo sotto i 67.000 dollari, come indicato dai dati di CoinDesk. Gli analisti notano che le pressioni macroeconomiche in corso contribuiscono in modo significativo alla sua attuale vulnerabilità.
Recenti rapporti evidenziano che gli Stati Uniti hanno concentrato il loro potere militare in Medio Oriente, un’escalation che ricorda le azioni intraprese durante l’invasione dell’Iraq nel 2003. Sebbene ci siano segnali di possibili attacchi contro l’Iran, la decisione finale del Presidente Donald Trump non è ancora stata presa. I mercati delle scommesse suggeriscono solo un 27% di probabilità di tali attacchi entro la fine del mese.
Queste turbolenze geopolitiche hanno spinto l’indice del dollaro statunitense a un picco di 97,7, il più alto dall’inizio di febbraio. Contemporaneamente, i prezzi del greggio WTI sono saliti da 62 a 65 dollari, il che ha tradizionalmente un impatto negativo sugli asset di rischio come il Bitcoin.
Da quando ha raggiunto il massimo storico di circa 126.500 dollari a ottobre, il Bitcoin è crollato di oltre il 50%, scendendo recentemente a circa 60.000 dollari. Inoltre, la performance del Bitcoin nell’ultimo mese mostra un continuo declino, segnando la seconda striscia di perdite più lunga della sua storia, superata solo dalla tendenza al ribasso dal 2018 al 2019.
In termini di performance nei confronti dell’oro, il Bitcoin ha sottoperformato per sette mesi consecutivi, segnando il più lungo periodo di debolezza in questo settore.

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